Castel del Monte
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I palazzi

UN PROFILO STORICO-ARCHITETTONICO

di Franco Pepe e Carmelo Rigobello

Suggestivo e imponente quel palazzo sulla Nerudova al n. 20. Una volta erano due distinti, su due vie pressoché parallele, uno appunto sulla Nerudova e l'altro sulla Thunovska.Solo in un secondo tempo si riempì con due ali lo spazio che li separava e il complesso diventò unico, anche se le differenze continuano a leggersi con chiarezza.

Il principale dei due é Palazzo Thun-Hohenstejn, già Kolovrat, costruito dopo l'altro, Palazzo Slavata già dei Signori di Hradec, sorto ai primi del XVIII secolo, allorché si ebbe l'idea di unire i due edifici e di colmare lo spazio centrale che li divideva e che oggi è il cortile maggiore. E’ qui, nei due palazzi sulla Nerudova e sulla Thunovska, che ha sede l 'Ambasciata d'Italia a Praga, con i suoi uffici e le sale di rappresentanza.

Ma ecco la storia di Palazzo Thun-Hohenstejn. Era l'anno 1562 quando Jachym di Hradec decise di iniziare la costruzione di una residenza dentro Praga che, per imponenza e sfarzo, fosse all'altezza del rango della sua nobile e potente famiglia, una delle più importanti della terra ceca. Non fu facile realizzare l'idea. Quella zona, alle pendici della collina dominata dal Castello, era particolarmente ricercata, era anzi la prima zona residenziale di Praga per la sua vicinanza alla residenza reale, e negli anni precedenti aveva visto frenetici insediamenti dato che ognuna delle nobili casate ceche aveva posto il proprio palazzo in quell'area. Restava pertanto libero solo il pendio dove, una volta, sorgeva la casa dei signori di Rozmital, poi distrutta da un incendio. La casa in cui, secondo Krolmus, avrebbe abitato la signora Perchta di Rozmberk, meglio nota come la Dama Bianca, donna leggendaria che, dopo l'infelice matrimonio dedicò la vita ai poveri ed ai malati. E fu qui, in questo angolo della Nerudova, dove, secondo la fantasia popolare, la notte si aggirava il fantasma di questa donna bellissima con i capelli biondi incappucciati, trattenuti da un velo bianco, che l 'architetto Antonin Vlach diede il via alla costruzione di un nuovo palazzo portato a termine nel giro di due anni, nel 1564, ma che vent'anni dopo fu ampliato e in parte ricostruito dall'architetto Oldrich Aostalis

La parte più antica sembra quella centrale a quattro assi con finestre dalle semplici cornici e un frontone a sei piani, al centro del quale appare lo stemma dei signori di Hradec. Dello stesso periodo anche la parte occidentale che, però, a causa della pendenza del terreno, si fermò al primo piano. Più recente la parte orientale, con un attico creato unendo tre frontoni, scanditi verticalmente da grossi pilastri. Era proprio nei frontoni che l 'architetto aveva voluto esprimere la potenza della famiglia perché potesse notarsi da chi passava lungo la strada. Qualche anno dopo, nel 1589, il 6 di agosto, quella casa, costruita sotto le scale che conducono al Castello di Praga, e proprietà di Adam di Hradec, il supremo burgravio della città, venne colpita da un misterioso incendio. Non pochi i danni. Bruciarono e andarono distrutte alcune stanze che avevano affreschi e rivestimenti preziosi. Nel 1602 la figlia di Adam di Hradec, la bella Lucie Otilie, andò sposa a Vilem Slavata di Chlum e Kosumberk, e a lui portò come dote il palazzo in aggiunta ad una grande ricchezza. Nuovo proprietario del palazzo divenne perciò il famoso viceré che sarebbe uscito incolume dalla defenestrazione del 1618, uomo avido e potente, invidiato e odiato, soprattutto dopo le confische seguite alla battaglia della Montagna Bianca con le quali aumentò di molto la sua già cospicua fortuna. Si diceva in quel tempo che le cantine del palazzo fossero un forziere che nascondeva tonnellate d'oro, proveniente in parte dalle case patrizie saccheggiate dagli imperiali dopo la vittoria dell'esercito boemo dell'8 novembre del 1620. Una famiglia emergente e straordinariamente ricca, quella degli Slavata.


Nel 1672 Jan Jachym, ultimo erede della casata, ordinò la costruzione di una nuova facciata del palazzo alle spalle del vecchio, affidandone la realizzazione all'architetto Domenico Orsi su progetto di Francesco Caratti. Al di sopra della parte centrale venne eretta un'alta torre a forma di prisma mentre la decorazione degli stucchi, all'interno e all'esterno, venne affidata ad artisti italiani: Cavallini, Cometa e Passarini. C'era qualcosa però che impediva la vista dalla strada e che sminuiva l'imponenza dell'edificio, il quale appariva nascosto dietro un gruppo di case borghesi. Una macchia per il prestigio della famiglia, tanto che Jan Jachym Slavata pose mano al suo denaro e acquistò tutte le case, estendendo così l'edificio fino alla Nerudova. Non fu semplice chiudere l'affare. Alla fine comunque Jan Jachym riuscì nell'intento, le sei case diventarono di sua proprietà per essere demolite. Era il 28 gennaio del 1689, egli si impegnò a procedere immediatamente alla costruzione di un nuovo palazzo.

Subito dopo era già pronto quando a luglio Jan Jachym Slavata morì improvvisamente e la costruzione si bloccò. Nulla di più riuscì a fare il fratello Frantisek Leopold, sopravvissutogli soltanto due anni. L'eredità, a questo punto, venne divisa fra le sorelle una delle quali, andata in sposa al barone Jan Leopold Finfldrchen, ricevette nel 1695, insieme ad altre case, il palazzo degli Slavata più il cantiere delle sei case in demolizione. Qualche anno dopo, nel 1701 il barone cedette tutto al cognato Norbert Leopold Libstejn, conte di Kolovrat, che aveva sposato la contessa Maria Magdalena Slavata. Cosi il conte si ritrovò con la vecchia casa anche il cantiere abbandonato. Poiché non disponeva di molte risorse si disinteressò del progetto e il disegno del nuovo palazzo rimase nel cassetto.

Solo dopo la sua morte nel 1716 il vecchio sogno fu ripreso dal figlio minore Norbert Vincenc che, con il denaro incassato dalla vendita di alcuni possedimenti, riuscì a dare il via alla costruzione.II palazzo venne edificato negli anni dal 1721 al 1726, e già in origine era proprio come oggi noi lo vediamo. Il progetto venne eseguito da Giovanni Santini Aichel [1677-1723) il geniale architetto di origine italiana ma nato a Praga, al quale si deve tutta la bellissima Nerudova. Un'opera notevole e Santini ebbe a suo servizio un gruppo di valenti collaboratori, tutti architetti italiani. Al palazzo già esistente venne aggiunto un edificio a due piani, formato da tre ali, la principale sulla strada e le altre ai lati del nuovo cortile, collegate a quella ala primo barocco del vecchio edificio che aveva costituito la facciata principale. La nuova parte del palazzo presenta in sostanza le stesse caratteristiche di Palazzo Morzin, oggi sede dell'ambasciata di Romania, alcune reminiscenze dell'opera dell'architetto Fischer di Eriach permangono nel contorno superiore dell'edificio, nella decorazione. Il portale è concepito come un'opera scultorea fine a se stessa, come se l'intenzione fosse di perpetuare il nome del signore del palazzo. Travi e frontale reggono due grandi aquile, emblema dei Kolovrat, e sono esse contorcendosi, a reggere l'ondulato timpano sul quale si trovano Giunone e Giove, opere che portano Le caratteristiche stilistiche del grande scultore boemo Matyas Bernard Braun (1684-1738). Pregio del palazzo e il prezioso vestibolo a tre navate, diviso da colonne, di tipo italo-viennese, nel quale la decorazione plastica di Braun continua nei due gruppi mitologici di Plutone e Proserpina, di Mercurio e Psiche, realizzati attorno al 1730. Senza decorazioni rimase lo scalone, all' epoca già componente rappresentativa dei palazzi praghesi. Elemento caratteristico del Santini sono invece le finestre ovali sopra le entrate laterali accanto al portale, che testimoniano la formazione Viennese dell'architetto. Da sottolineare che, come in altre sue opere civili, nel Palazzo Kolovrat il Santini non fece uso del connubio di gotico e barocco presente in molte sue chiese e cappelle, ma realizzò un edificio "tutto barocco", in apparenza bloccato e compatto, ma in realtà sottilmente vibrante negli inserti dei timpani e chiaramente agitato dalle rotondità del portale e del coronamento. II palazzo in pratica, si allinea al fronte della Nerudova con il lato maggiore del lungo blocco rettangolare, senza le movenze rococò del dirimpettaio Palazzo Morzin, sempre opera di Santini, ma con una maestosità risultato di un delicato equilibrio fra dinamica ostentazione e fiera compattezza.


Nel 1768 una delle nipoti del conte Norberto Kolovrat, la contessa Anna, alla morte del padre, entrò in possesso del palazzo e delle proprietà. Queste ultime vennero portate in dote al marito il conte Vaclav Thun di Hohenstejn, imperial-regio cameriere, ed è da allora il Palazzo Kolovrat, insieme al Palazzo Slavata, diventò proprietà dei Thun, fino alla vendita allo Stato italiano. Il conte Bedrich Thun, figlio di Vaclav, non amava in modo particolare lo sfarzoso palazzo sulla Nerudova, preferiva vivere in una lussuosa villa a Decin. I suoi figli invece partecipavano attivamente alla vita pubblica e politica di Praga, e il figlio maggiore Frantisek divenne anche direttore dell'Accademia di Belle Arti. Nei mesi invernali tra il 1840 e il 1845, ogni sabato, organizzava una serata nei grandi saloni del palazzo, feste nelle quali la nobiltà praghese incontrava gli allievi dell'Accademia.

Insomma Palazzo Thun diventò un vero e proprio punto di riferimento per ricchi e nobili e per l'intellighenzia locale. Fra gli ospiti abituali i pittori Ruben, Lhota, Josef Manes, Trenkwald, Svoboda, l'architetto Gutensom, l'incisore Pucherna, l'orafo Fortner, i cantanti Sutky e Vogel, il maestro di canto al Conservatorio Giovanni Gordigiani, lo scienziato Korda, il docente di lingua italiana all'Università Francesconi. Successivamente il conte Frantisek, avendo sposato una donna di origini borghesi, fu costretto a trasferirsi a Vienna e il palazzo passò a una sorella, che lo trascurò lasciandolo in stato di grave abbandono. In seguito 1'eredità toccò al fratello Bedrich, già ambasciatore e ministro plenipotenziario a Pietroburgo, eletto nel 1867 deputato all'assemblea regionale per il latifondo, in rappresentanza della nobiltà storica ceca. Era l'anno 1867 e da allora il palazzo ebbe un ruolo attivo nella vita di Praga, come sede delle numerose riunioni del partito della nobiltà e dei latifondisti.

A Bedrich Thun si deve la ricostruzione e la definitiva sistemazione del palazzo, dopo gli adattamenti interni effettuati tra il 1828 e il 1852. L'opera di restauro durò 6 anni dal 1869 al 1875, ma la ricostruzione sostanziale cominciò nel 1871 su progetto del celebre architetto Josef Zitek (1832-1909), autore fra l'altro a Praga del Teatro Nazionale e del Rudolfinum. Lo scalone d'onore fu completamente modificato, senza mutarne le dimensioni. Inoltre, venne eseguito un lungo affresco a corona di tutto il vano sul tema della vita del nobile, dalla culla alla tomba. Una allegoria pittorica inframezzata da medaglioni con putti e sovrastata da personificazioni delle virtù, opere di diversi artisti (Schweiwi, Levy, Zenisek, Tulka, Krispin, Knochi, Mukarovsky) sotto la guida del direttore dell'Accademia di Belle Arti, Josef Trenkwald. Essa comunque resta uno dei primi esempi della decorazione in auge a Praga nell'ultimo trentennio del XIX secolo negli edifici neorinascimentali, e nello scalone si vedono gli elementi artistici nazionali che avrebbero trovato più tardi la loro espressione principale sulle pareti del Teatro Nazionale. Negli stessi anni fu modificato anche il pianterreno, mentre l'architetto Josef Turba creò la bella scala secondaria a semicerchio in sostituzione di quella che negli interventi del 1791 aveva preso il posto dell'originale.


Nel 1926, di fronte alla scala secondaria venne inserito l'ascensore con un gustoso connubio di tarda secessione e art-decò. L'arredamento venne completato nel novembre del 1926, e grazie a questo consistente impegno di maquillage, il palazzo assunse un aspetto degno della tradizione delle nostre belle residenze italiane: i mobili dei palazzi reali, quadri provenienti da Torino, tappeti orientali diedero un aspetto suggestivo ai saloni illuminati da splendidi lampadari di cristallo di Boemia. Occorre arrivare al 1994 per un altro restauro, quello effettuato dagli artigiani del C.A.R.VE di Vicenza sul portale dell'ingresso principale di Palazzo Thun-Hohenstejn, per togliere dagli elementi architettonici, dalle due aquile e dalle altre decorazioni, i segni evidenti del tempo.

Il Palazzo Slavata, che venne invece innalzato gradualmente durante più di un secolo, si presenta come un edificio rinascimentale della seconda metà del cinquecento con numerosi inserti barocchi. L'odierno palazzo fu iniziato nel 1562 sotto la direzione di Maestro Antonio, costruttore italiano conosciuto anche per altre opere realizzate in Boemia. La data del 1564, riportata su una lapide posta sul frontone principale della facciata, sta ad indicare che all'epoca doveva essere conclusa la parte centrale dell'edificio, altri consistenti lavori vennero effettuati tra il 1586 e il 1589 sotto la direzione del costruttore imperiale Oldrich Aostalis, maggiore esponente di una famiglia di artisti e artigiani edili di origine ticinese. Altri lavori di rilievo vennero effettuati tra il 1669 e il 1693 quando il palazzo era già diventato di proprietà della famiglia Slavata.

A Giovanni Domenico Orsi (1683-1769), architetto che operò molto in Boemia, si attribuiscono il passaggio volante coperto che unisce il primo piano alle scale del castello, le scuderie e parte del corpo meridionale. A Giovanni Battista Maderna si deve invece la torre sul retro. Alla fine del XVII secolo il palazzo aveva l'aspetto che presenta tuttora: un lungo blocco parallelo alle scale del Castello, composto da tre corpi sormontati da sette frontoni del rinascimento Boemo. Sono tutti elementi che danno al palazzo un effetto particolare, al quale concorrono i graffiti del tardo cinquecento a motivi vegetali e animali, scoperti nel corso dei restauri del 1982 e che in origine coprivano l'intera facciata. Le finestre, dalle cornici molto semplici, sono per lo più molto diverse dalle originarie, avendo molto sofferto i pesanti interventi effettuati nell'ottocento. Per quanto riguarda i cortili, solo il minore, quello cioè del corpo meridionale, conserva tracce della costruzione rinascimentale. Gli interni, a loro volta, fatta eccezione per pochi locali decorati da stucchi sei e settecenteschi, sono il risultato dei restauri del secolo scorso.

II Palazzo Slavata, dopo che l’acquisto della proprietà, nel 1768, da parte dei conti Thun-Hohenstejn, subì diversi lavori, i più importanti dei quali nel 1846, quando, su progetto dell'architetto Jan Belskyn, furono radicalmente modificate molte stanze e fu innalzata la rigida facciata posteriore per chiudere il lato di fondo del cortile. Dopo l’acquisto del governo italiano nel 1924, si effettuarono i restauri conservativi nel 1937 e gli ultimi risalgono al 1982. Tutta una storia, dunque, vissuta lungo la Nerudova, la via dedicata a Jan Neruda, famoso poeta e scrittore che ha trascorso la sua vita in questo angolo magico e suggestivo di Praga. Una strada che, all'inizio, vede staccare a destra la breve e romantica Thunovska, al termine della quale si trova la nuova scala del Castello, costruita nel 1793.